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Per me il Tabata era una principessa indonesiana

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La storia di come sono entrata nel mondo del fitness convinta che il Tabata appartenesse a una famiglia reale, il Pilates fosse una signora spagnola molto elegante e l'HIIT un personaggio di un film horror. Per molto tempo ho pensato che il mondo del fitness fosse un luogo lontanissimo dal mio. Non soltanto perché non ne conoscevo le regole, ma perché ero sinceramente convinta di non appartenervi. Mi sembrava un universo abitato da persone coordinate, motivate e straordinariamente consapevoli di ciò che stavano facendo. Persone che parlavano di "core", "circuiti", "attivazione muscolare" e altre espressioni misteriose con la stessa naturalezza con cui io ordinavo un caffè. Io, invece, vivevo in una realtà parallela. Per esempio, fino a poco tempo fa, ero sinceramente convinta che "Tabata" fosse il nome di una principessa indonesiana. Una donna elegantissima, con lunghi capelli lucidi, una postura impeccabile e una vita perfettamente sot...

La dottoressa Manuela Palazzi e tutte le cose che pensavo di sapere

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A volte il cambiamento non consiste nello scoprire nuovi sapori, ma nel mettere in discussione le certezze con cui abbiamo vissuto per anni. Se c'è una persona che negli ultimi anni ha assistito con pazienza alla demolizione controllata di molte delle mie certezze, quella è la dottoressa Palazzi. E la cosa divertente è che non sto parlando soltanto di peso, alimentazione o salute. Sto parlando di tutte quelle convinzioni che per anni ho considerato verità assolute e che, una dopo l'altra, si sono rivelate molto meno solide di quanto immaginassi. Perché io appartenevo a quella categoria di persone che hanno opinioni molto chiare sui cibi. Anzi, chiarissime. Esisteva un lungo elenco mentale di alimenti che non mi piacevano, che non avrei mangiato e che, a mio giudizio, non sarebbero mai riusciti a conquistare un posto nella mia cucina. Era un elenco costruito nel tempo, custodito gelosamente e difeso con una convinzione quasi commovente. Alcuni li amavo già. Altri li ho sco...

Quando il corpo smette di essere un limite e diventa un alleato

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La lezione più importante del mio percorso non l'ho imparata davanti a uno specchio, ma durante un addestramento al poligono. Ci sono momenti in cui il cambiamento smette di essere una teoria e diventa qualcosa di concreto. Non accade davanti a uno specchio, non arriva necessariamente attraverso una fotografia o un numero sulla bilancia. A volte si manifesta nei luoghi più inaspettati, nel mezzo di una giornata qualunque, mentre stai facendo qualcosa che hai fatto centinaia di volte prima. E proprio per questo riesce a sorprenderti. Per molto tempo ho pensato che il mio percorso riguardasse soprattutto il dimagrimento. Le taglie che cambiavano, i vestiti che cadevano diversamente, i numeri che lentamente scendevano. Credevo che il traguardo fosse lì, racchiuso in quelle immagini che siamo abituati a considerare la prova visibile del cambiamento. Oggi mi rendo conto che quella era soltanto una parte della storia. Forse nemmeno la più importante. Qualche giorno fa ero al poligono p...

Il difficile equilibrio tra prendersi cura di sé e cercare di spiegarlo agli altri

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Quando la disciplina smette di essere punizione e diventa il modo in cui si prova finalmente a non abbandonarsi più. Una delle cose più strane di questo percorso non è stata cambiare alimentazione, imparare ad allenarmi o vedere lentamente trasformarsi il mio corpo. La parte davvero complicata è stata cercare di spiegare agli altri perché improvvisamente una persona che per anni ha vissuto in modalità “sopravvivenza emotiva e carboidrati consolatori” adesso organizzi la propria vita attorno a cose apparentemente assurde come bere acqua, dormire decentemente, prepararsi i pasti e saltare in salotto davanti alla televisione come una creatura leggermente posseduta nel tentativo di fare ginnastica. Perché quando inizi davvero a prenderti cura di te stessa succede una cosa curiosa: gli altri se ne accorgono. Ma non sempre riescono a capire cosa stanno vedendo. All’inizio pensavo che il cambiamento sarebbe stato soprattutto fisico. Immaginavo vestiti diversi, numeri che scendono, specch...

Le forme silenziose dell’amore verso se stessi

Quando disciplina, consapevolezza e cura smettono di essere una punizione e diventano il modo in cui si prova finalmente a restare accanto a sé stessi Qualche giorno fa una persona mi ha fatto una considerazione che, in un primo momento, mi ha lasciato addosso un fastidio difficile da spiegare. Mi ha detto che la mia vita ormai sembra ruotare soltanto attorno a poche cose: lavorare, cucinare, fare ginnastica, organizzare i pasti, pensare continuamente alla salute. La mia prima reazione è stata chiudermi.  Mi sono risentita quasi immediatamente. Ho pensato che non dovessi spiegare niente a nessuno. Che certe battaglie, quando le attraversi davvero sulla pelle, non abbiano bisogno di essere continuamente tradotte in qualcosa di comprensibile agli occhi degli altri. E forse una parte di me continua ancora a pensarlo. Poi però ho iniziato a rifletterci in silenzio, come succede sempre quando qualcosa riesce a toccarmi più profondamente di quanto vorrei ammettere. Perché ci sono parole ...

Le incredibili scoperte anatomiche dopo il dimagrimento

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Quando perdi peso e inizi improvvisamente a vivere il tuo corpo come una spedizione archeologica guidata da un’Indiana Jones leggermente imbranata Ci sono esperienze nella vita che nessuno ti racconta davvero prima di perdere peso. Una di queste è il momento preciso in cui inizi improvvisamente a scoprire parti del tuo corpo che ignoravi praticamente da anni. Non perché non esistessero, ma perché erano diventate una specie di territorio mitologico, vagamente percepito ma mai realmente esplorato. Per esempio: le clavicole. Io non avevo idea di possedere delle clavicole così determinate. A un certo punto compaiono dal nulla e iniziano a stare lì, in bella mostra, con l’atteggiamento di chi vuole chiaramente essere notato. Ogni volta che mi specchio le guardo come si guarda un reperto archeologico appena emerso dalla sabbia: “Ah… quindi eravate qui sotto tutto questo tempo.” E da quel momento inizi a vivere il tuo stesso corpo come una specie di spedizione guidata da una versione leg...

Le ferite che gli adulti spesso non vedono

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Bullismo, corpi giudicati e parole che restano addosso molto più a lungo di quanto gli adulti immaginino Ho visto un video che continua a restarmi dentro con una delicatezza dolorosa. C’era un bambino di dodici anni durante un incontro a scuola sul bullismo. Parlava piano, con quella voce incerta che hanno i ragazzi quando stanno cercando di attraversare la vergogna per dire qualcosa che fa male davvero. A un certo punto ha trovato il coraggio di confessare di essere preso in giro per il suo fisico. Non soltanto nei corridoi della scuola, davanti agli altri, ma anche dentro alcune chat di gruppo dove il suo corpo era diventato materiale per battute, screenshot, commenti crudeli usati per strappare una risata veloce a qualcun altro. E mentre lo ascoltavo pensavo a quanto sia fragile l’età in cui si comincia lentamente a costruire l’idea di se  stessi attraverso lo sguardo degli altri. Dodici anni sono un confine sottilissimo. Un’età in cui si è ancora bambini ma si inizia già a ...

Altri miti da sfatare sulla sleeve (e altre leggende raccontate da chi probabilmente pensa che dopo l’intervento ci si nutra di aria e malinconia)

Tra ironia, paure e verità poco raccontate, un viaggio dentro i falsi miti più comuni sulla chirurgia bariatrica e su ciò che cambia davvero dopo la sleeve Quando si parla di chirurgia bariatrica esistono due categorie di persone: quelle convinte che sia una scorciatoia magica e quelle che immaginano il post operatorio come una specie di penitenza medievale fatta di tristezza, yogurt bianco e mezzo cracker integrale contemplato in silenzio davanti a una finestra. La verità, come spesso accade, è molto meno estrema e molto più umana. Perché attorno alla sleeve continuano a circolare racconti talmente assurdi che a volte sembra davvero di ascoltare una puntata speciale di “Mistero”, narrata dalla cugina della parrucchiera della vicina che “conosce una persona che si è operata”. Eppure dietro tutte queste convinzioni esiste un percorso molto più complesso, fragile e profondo di come viene raccontato. Uno dei miti più diffusi è che dopo l’intervento “non si mangi più”. E ogni volta q...

Non basta scegliere un intervento. Bisogna scegliere chi resterà quando finirà l’adrenalina

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La parte più importante della chirurgia bariatrica non è solo l’intervento, ma sentirsi davvero accompagnati quando iniziano le paure, i rallentamenti e il cambiamento reale Quando si parla di chirurgia bariatrica, spesso tutta l’attenzione si concentra sull’intervento. Sleeve, bypass, percentuali di successo, chili persi, tecniche, tempi di recupero. Come se il momento davvero decisivo fosse soltanto quello della sala operatoria. E invece, col tempo, si capisce una cosa molto più importante: l’intervento dura poche ore, il percorso continua per anni. Ed è proprio lì che cambia tutto. Perché arriva un momento in cui il problema non è più capire quale tecnica scegliere, ma comprendere a chi si sta affidando la parte più fragile di sé stessi. E questa, forse, è una delle decisioni più delicate che una persona possa prendere. Quando si arriva alla chirurgia bariatrica spesso si è stanchi. Non stanchi “normalmente”. Stanchi in profondità. Stanchi di ricominciare, di sentirsi continuame...

L’intervento non ti svuota anche le abitudini

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La parte più difficile della chirurgia bariatrica non è solo perdere peso, ma imparare a vivere senza usare il dolore contro se stessi C’è una fantasia molto diffusa attorno alla chirurgia bariatrica. Una narrazione silenziosa, spesso alimentata da chi osserva questi percorsi solo dall’esterno, secondo cui basti entrare in una sala operatoria per uscire automaticamente trasformati. Più forti. Più disciplinati. Più felici. Quasi come se il corpo, una volta modificato, trascinasse con sé ogni altra parte della vita. Come se insieme allo stomaco venissero ridimensionati anche il dolore, il bisogno di compensare, la fame emotiva, le fragilità costruite in anni interi di abitudini, solitudine, sensi di colpa e sopravvivenza. E invece non succede così. L’intervento cambia moltissime cose, a volte in modo profondo, radicale, perfino commovente. Cambia il corpo, cambia la mobilità, cambia il respiro, cambia il modo in cui si attraversano certe giornate. Ma non entra nella mente. Non can...

Le mani di mia nonna

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Quando il cibo non era solo nutrimento, ma il modo più silenzioso e profondo di dire “ti voglio bene” Mia nonna Assunta aveva mani che non stavano mai ferme. Mani piccole, veloci, consumate dal tempo e dalla vita, ma capaci di trasformare gesti semplicissimi in qualcosa che assomigliava incredibilmente alla cura. Per anni ho pensato che stesse semplicemente cucinando. Solo crescendo ho capito che dentro quei piatti c’era molto di più del cibo. C’era il suo modo di amare. Le sue giornate iniziavano presto, spesso nel silenzio di una cucina ancora fredda, con quella familiarità antica fatta di pentole, grembiuli, odore di caffè e movimenti ripetuti migliaia di volte senza perdere mai delicatezza. Eppure non ricordo quasi nulla delle ricette precise. Ricordo invece perfettamente la sensazione che dava stare lì. La sensazione di essere al sicuro. Nonna Assunta. La donna che ha trasformato il cibo in una forma silenziosa d’amore.   Perché mia nonna Assunta apparteneva a quella gen...