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Per il buon gusto

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Il confine sottile tra giudizio e pregiudizio quando un corpo fuori dai canoni decide di non nascondersi più   Ci sono espressioni che sembrano innocue. Frasi leggere, educate, pronunciate con quel tono pacato di chi è convinto di stare semplicemente esprimendo un’opinione personale, quasi un consiglio dato con delicatezza. Eppure certe parole riescono ad avere un peso enorme proprio perché non si presentano mai come apertamente crudeli. Anzi, spesso si nascondono dietro modi gentili, dietro un’apparente eleganza che rende tutto più difficile da riconoscere.   “ Per il buon gusto.” È una frase che compare spesso quando un corpo decide di mostrarsi senza chiedere il permesso. Quando una persona con un corpo chiaramente fuori dai canoni estetici considerati accettabili sceglie di indossare qualcosa di aderente, un colore acceso, un costume al mare, oppure semplicemente smette di fare di tutto per diventare invisibile. Ed è proprio lì che il confine tra giudizio e pregiudizio ...

Workout in salotto (con la partecipazione straordinaria di Mitzu)

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Allenarsi a casa dopo i 50 tra plank disperati, muscoli sconosciuti e una cagnolina convinta che io sia impazzita C’è una dignità tutta particolare nel cercare di ritrovare se stesse tra il divano e il mobile della TV. Una dignità che svanisce miseramente nel momento esatto in cui decidi di stendere il tappetino in salotto. Fino a poco tempo fa, il mio massimo sforzo fisico casalingo consisteva nel recuperare il telecomando incastrato tra i cuscini o nel fare lo scatto felino verso il citofono per non perdere il corriere. Poi, è arrivata la svolta: gli allenamenti a casa. Niente palestre patinate, solo io, i miei pesetti e il mio "coach" personale: Mitzu .  Vogliamo parlare del momento del Plank ? Io sono lì, tremante, con ogni muscolo che grida vendetta e il cronometro che sembra essere andato in letargo. Cerco di mantenere la posizione, fiera della forza che sto costruendo respiro dopo respiro. Ed è proprio in quel momento, mentre sudo l’anima, che arriva lei....

La mia famiglia mi ha insegnato a volare

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L’amore silenzioso di chi si prende cura di te mentre stai ancora cercando di ritrovarti Per anni ho pensato che la parte più difficile della vita fosse imparare a volare. Credevo che il problema fosse trovare la forza, il coraggio, la direzione giusta. Pensavo di dover diventare diversa, più sicura, più forte, meno fragile, come se il volo fosse qualcosa riservato a chi nasce già pronto, già capace, già leggero. Poi crescendo ho capito una cosa che mi ha fatto male e bene nello stesso momento: le ali, in realtà, io le avevo già. Solo che per tanto tempo non ero riuscita a vederle. E se oggi riesco ad alzarmi dopo le cadute, a ricominciare quando tutto sembra troppo pesante, a trovare ancora dentro di me la voglia di cambiare, è perché qualcuno, molto prima di me, ha iniziato silenziosamente a costruire quelle ali pezzo dopo pezzo. La mia famiglia. Mia madre e mio padre, soprattutto. Perché ci sono persone che ti amano in modo così naturale da non rendersi conto di quanto ti stian...

Memoria corta e muscoli lunghi (ovvero: perché a 54 anni ho bisogno di un notaio per fare gli squat)

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Cronache di una cinquantunenne (più tre anni di esperienza) che allena i muscoli ma ha perso il navigatore della memoria.   Diciamoci la verità: a 54 anni la consapevolezza è un dono meraviglioso, ma la memoria a breve termine è diventata un’opinione facoltativa, quasi un vago suggerimento. Ho passato una vita a dimenticare dove ho parcheggiato l'auto o perché sono entrata in cucina (restare lì, davanti al frigo aperto, fissando il latte come se contenesse le risposte dell'universo, è ormai il mio sport olimpico), ma non avrei mai pensato di iniziare a perdere il conto di me stessa mentre sudo sul tappetino del salotto. Eppure eccomi qui, nel pieno della mia "rinascita", a lottare contro il mistero più fitto della giornata: "Ma questa era la seconda o la terza serie?" .     C’è un momento preciso, intorno alla decima ripetizione, in cui il mio cervello decide che ha dato abbastanza, rassegna le dimissioni e se ne va in vacanza alle Maldive. Guardo Mitzu...

Biglietto per una poltrona in prima fila (ovvero: come ho smesso di odiare il finale)

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A volte serve sedersi nel buio... Se mi seguite da un po', sapete che abbiamo parlato spesso di quella bambina che cercava di diventare invisibile e di quel corpo che chiedeva aiuto . Oggi però, voglio portarvi in un posto diverso. Non in un ricordo doloroso, ma in una sala cinematografica, dove proiettano lo spettacolo più incredibile degli ultimi due anni.   Sono entrata nel cinema che era ancora buio, con l'odore di popcorn e quel silenzio sospeso di chi aspetta che accada qualcosa. Mi sono seduta proprio lì, in centro, accanto a lei. La mia "vecchia me". Quella di due anni fa. Aveva lo sguardo un po’ più spento, le spalle un po’ più curve e quell'aria di chi aspetta sempre che il soffitto le cada sulla testa. Mi ha guardata di sottecchi, stringendo la borsa come se contenesse tutti i suoi dubbi. "È un film drammatico?", mi ha chiesto sottovoce. "Aspetta e guarda", le ho risposto con un mezzo sorriso. Il proiettore gracchia. Quel s...

Il corpo che chiedeva aiuto (e nessuno lo capiva)

Obesità e menopausa: quando una fase naturale diventa invisibile e il corpo smette di essere ascoltato Ci sono momenti in cui il tuo corpo cambia in silenzio. Non fa rumore, non annuncia nulla, non ti manda segnali chiari da decifrare con calma. Semplicemente, un giorno ti accorgi che qualcosa non funziona più come prima. All’inizio pensi che sia una fase, una stanchezza passeggera, qualche notte andata storta. Poi le settimane diventano mesi e tu resti lì, dentro un corpo che non riconosci più del tutto, a chiederti quando esattamente è successo. La menopausa, per me, non è stata un passaggio morbido. Non è stata quella parola elegante che si usa per descrivere qualcosa di naturale, inevitabile, quasi neutro. È stata una tempesta. Una di quelle che non ti dà il tempo di prepararti e ti costringe a rimettere insieme i pezzi mentre è ancora in corso. Il sonno che si spezza, l’energia che crolla senza preavviso, l’umore che cambia direzione nel giro di poche ore e poi le vampate di ca...

Le donne che non parlano la mia lingua (ma mi hanno insegnato a restare)

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Un gruppo WhatsApp, una trainer e una rete di sorellanza fatta di allenamento, fragilità e presenza quotidiana Non pensavo che sarebbe successo così. Io ero partita con un obiettivo molto semplice: allenarmi. Muovermi un po’, fare quello che per anni avevo rimandato con la stessa costanza con cui si rimandano le cose importanti. Non avevo messo in conto tutto il resto. Non avevo previsto che, insieme agli esercizi, sarebbero arrivate anche loro.   Grazie Laura Perez per questa immagine   Le ho incontrate attraverso Rosa e Paula, le trainer che ci allenano tutte. Sono state loro, senza farne un evento, a creare questo spazio in cui corpi diversi, attività lavorative diverse, storie diverse e vite lontane si sono ritrovati nello stesso punto. Non un luogo fisico, ma qualcosa che, giorno dopo giorno, ha iniziato a somigliare molto a una casa. Perché noi, in realtà, non ci vediamo davvero. Non condividiamo una palestra, non ci incrociamo negli spogliatoi, non abbiamo quel ti...

Altri falsi miti sulla sleeve che continuano ostinatamente a sopravvivere

Quando l’intervento non è una soluzione definitiva e il cambiamento vero inizia dopo Pensavo ingenuamente che, dopo aver già smontato alcuni dei grandi classici sulla chirurgia bariatrica, la questione potesse considerarsi chiusa. Credevo di aver fatto il mio dovere civile: avevo parlato della famosa “scorciatoia”, della felicità automatica, di quella curiosa convinzione secondo cui dopo l’intervento si possa vivere nutrendosi di pizza e miracoli metabolici. E invece no. I falsi miti sulla sleeve sembrano avere una resistenza impressionante. Cambiano forma, si aggiornano, si tramandano di bocca in bocca con la sicurezza delle grandi verità popolari e riescono sempre a riapparire nei momenti meno opportuni. Possono arrivare durante una cena in cui vorresti semplicemente mangiare in pace senza trasformarti nel tema centrale della serata. Possono comparire in sala d’attesa, al supermercato, nei messaggi privati di persone sinceramente curiose e di altre che, invece, sembrano animate d...

La bambina che cercava di diventare invisibile

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Per anni quelle parole hanno conitnuato a vivere dentro di me. Ne ho parlato anche qui Crescere con l’obesità infantile tra battute, giudizi e la sensazione costante di occupare troppo spazio Quando penso alla mia infanzia non mi vengono subito in mente immagini leggere. Non penso per prima cosa alle corse al parco, alle ginocchia sbucciate o alle estati infinite che nei racconti sembrano appartenere a tutti i bambini. Il ricordo più nitido che ho è una sensazione molto meno romantica e molto più ingombrante: quella di sentirmi costantemente “troppo”.     Troppo visibile, troppo facilmente commentabile, troppo presente in un corpo che sembrava arrivare sempre nella stanza qualche secondo prima di me. È una sensazione difficile da spiegare se non l’hai vissuta, ma chi l’ha provata la riconosce subito. Entravi in un luogo e avevi l’impressione che la prima cosa che gli altri vedessero non fosse il tuo sorriso, il tuo carattere o il semplice fatto che eri una bambina. Vedeva...

Cinque falsi miti sulla sleeve che meritano di andare in pensione

Tra luoghi comuni, giudizi facili e verità che nessuno racconta davvero  Ci sono due momenti molto precisi in cui scopri che le persone hanno opinioni sorprendentemente sicure su argomenti che conoscono in modo estremamente superficiale. Il primo è quando dici che hai fatto un intervento bariatrico. Il secondo è quando aggiungi che, potendo tornare indietro, rifaresti quella scelta altre mille volte. È proprio lì che accade qualcosa di quasi affascinante dal punto di vista antropologico. Persone che fino a pochi secondi prima stavano discutendo su quale filtro usare per una storia Instagram diventano improvvisamente esperti internazionali di chirurgia bariatrica, metabolismo, nutrizione e, già che ci siamo, anche della tua vita privata. Ti guardano con quell’espressione sospesa tra curiosità, giudizio e documentario investigativo e iniziano a regalarti opinioni che nessuno ha richiesto. Per molto tempo ho provato a spiegare tutto con pazienza, con quella testardaggine di chi vuo...