Workout in salotto (con la partecipazione straordinaria di Mitzu)

Allenarsi a casa dopo i 50 tra plank disperati, muscoli sconosciuti e una cagnolina convinta che io sia impazzita

C’è una dignità tutta particolare nel cercare di ritrovare se stesse tra il divano e il mobile della TV. Una dignità che svanisce miseramente nel momento esatto in cui decidi di stendere il tappetino in salotto.

Fino a poco tempo fa, il mio massimo sforzo fisico casalingo consisteva nel recuperare il telecomando incastrato tra i cuscini o nel fare lo scatto felino verso il citofono per non perdere il corriere. Poi, è arrivata la svolta: gli allenamenti a casa. Niente palestre patinate, solo io, i miei pesetti e il mio "coach" personale: Mitzu.

Donna sdraiata sul tappetino durante un allenamento in casa mentre la sua cagnolina Mitzu la riempie di coccole

 Vogliamo parlare del momento del
Plank?

Io sono lì, tremante, con ogni muscolo che grida vendetta e il cronometro che sembra essere andato in letargo. Cerco di mantenere la posizione, fiera della forza che sto costruendo respiro dopo respiro. Ed è proprio in quel momento, mentre sudo l’anima, che arriva lei. Mitzu mi guarda con quell'aria tra il preoccupato e l'entusiasta, convinta che io mi sia sdraiata a terra solo per ricevere una dose massiccia di leccate sulla faccia.

Cercare di contrarre gli addominali mentre una cagnolina decide che la tua guancia è il posto più interessante del mondo è una disciplina olimpica che nessuno ha ancora ufficializzato.

E poi c’è la sfida degli spazi.

Ad ogni affondo, il tavolino mi guarda minaccioso. Ad ogni salto, temo che i vicini pensino a un’invasione aliena. Ma la vera sorpresa è il "giorno dopo".
Sentire i muscoli che spuntano è fantastico, ma scendere le scale dopo aver allenato le gambe in salotto mi fa sembrare un pinguino con un leggero problema alle articolazioni. Mi muovo per casa cercando di mantenere una certa solennità, ma la verità è che se Mitzu mi lancia il suo gioco preferito, la mia risposta è un gemito di dolore misto a una risata isterica.

La cosa più incredibile, però, è la consapevolezza.

Oggi mi sento i bicipiti e mi viene da ridere. Li tocco e chiedo: "Ma davvero siete miei? Dove siete stati nascosti negli ultimi 54 anni?". Sento la mia forza che emerge, solida, reale, anche se ogni tanto una caviglia cigola e Mitzu abbaia perché non capisce perché la sua umana stia saltando come un grillo impazzito davanti alla TV.

Ho imparato che l’equilibrio non è solo saper stare su un piede solo senza ribaltarsi contro la libreria, ma è soprattutto saper ridere di questa "nuova me" che suda, fatica e inciampa nel tappeto, ma non smette di volare. Anche se il decollo avviene tra una leccata di Mitzu e uno spigolo del divano.

Perché la vera libertà è proprio questa: planare di pancia in salotto e rialzarsi con il sorriso di chi ha finalmente trovato la propria forza. E una cagnolina che ti guarda come se fossi la creatura più strana, ma meravigliosa, dell'universo.

 

Sto imparando.

E forse anche a volare. 



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