Tre passi verso casa – Terzo passo: il perdono


Il perdono non cambia il passato. Cambia il modo in cui scegliamo di tornare ad abbracciare la persona che siamo stati. 

Copertina della serie "Tre passi verso casa" dedicata al perdono, terzo e ultimo passo del percorso di crescita personale.

L'accettazione mi ha insegnato a restare.

La consapevolezza mi ha insegnato a guardare.

Pensavo che, una volta arrivata fin lì, il cammino fosse quasi concluso.

Mi sbagliavo. Perché esiste un ultimo passo che non riguarda il futuro. Riguarda il passato.

E, forse, è proprio quello che ci costa di più.

Per molto tempo ho creduto che perdonare significasse trovare una giustificazione.

Pensavo che fosse una forma di assoluzione. Un modo per dire che, in fondo, ciò che era accaduto non era stato poi così grave.

Per questo la parola perdono mi metteva a disagio. Ci sono ferite che non meritano di essere ridimensionate. Ci sono assenze che continuano a fare rumore anche dopo molti anni. Ci sono parole che, una volta pronunciate, non smettono di abitare la memoria.

No. Il perdono non è dimenticare. E nemmeno cancellare. Il perdono è smettere di chiedere al passato qualcosa che il passato non può più darci.

Per anni ho processato una persona. Me. La ragazza che cercava rifugio anche nel cibo. Quella che rimandava. Quella che aveva paura. Quella che, pur sapendo di stare male, continuava a raccontarsi che sarebbe cambiata il lunedì successivo.

Ogni volta che la incontravo nei miei ricordi, diventavo il suo giudice. Le chiedevo conto di ogni scelta. Di ogni rinuncia. Di ogni occasione perduta.

Le domandavo perché non avesse reagito prima. Perché non avesse avuto più coraggio. Perché avesse aspettato così tanto.

Poi, un giorno, mi sono accorta di una cosa. Stavo giudicando quella donna con gli occhi della persona che sono diventata oggi. Era un processo ingiusto. Perché lei non sapeva quello che io so adesso. Non aveva gli strumenti che oggi tengo tra le mani. Non aveva ancora incontrato le persone che avrebbero cambiato il suo cammino. Non aveva ancora imparato che il corpo non era un nemico e che la vergogna non era una casa.

Pretendevo che prendesse decisioni con una consapevolezza che avrebbe conquistato soltanto molti anni dopo. È stato allora che ho smesso di accusarla. Ho iniziato a guardarla con una tenerezza nuova. Mi sono chiesta che cosa avrei fatto se quella ragazza fosse stata seduta davanti a me.

Le avrei detto che aveva sbagliato? Forse sì. Ma prima le avrei chiesto quanto dolore stesse cercando di sopportare da sola. Credo che il perdono cominci esattamente lì.

Nel momento in cui smettiamo di essere gli avvocati dell'accusa della nostra storia e troviamo il coraggio di diventare, finalmente, i testimoni della nostra umanità.

Perdonarsi non significa assolversi. Significa riconoscere che, in ogni istante della nostra vita, abbiamo fatto il meglio che riuscivamo a fare con la persona che eravamo in quel momento. A volte quel meglio era poco. A volte era imperfetto. A volte ci ha fatto male. Ma era tutto ciò che avevamo.

E forse merita più comprensione che condanna. Oggi non vorrei tornare indietro per cambiare quella donna. Vorrei tornare indietro soltanto per sedermi accanto a lei. Dirle che non deve avere così paura. Che un giorno smetterà di sentirsi sbagliata. Che i suoi ricci ribelli diventeranno la parte di sé che amerà di più. Che scoprirà il piacere di allenarsi senza sentirsi in punizione. Che imparerà a pronunciare parole difficili senza vergognarsene.

Che, soprattutto, capirà una cosa. Nessuno può cambiare il proprio passato. Ma tutti possiamo cambiare il modo in cui scegliamo di ricordarlo. Forse è questo il perdono.

Non riscrivere la storia. Rileggerla con gli occhi della compassione.

Perché, alla fine di questo cammino, ho capito che tornare a casa non significa trovare una persona perfetta ad aspettarci.

Significa incontrare tutte le versioni di noi che abbiamo lasciato lungo la strada e dire, una dopo l'altra: “Vieni. Questa volta torniamo insieme”.



Tre passi verso casa

Primo passo – Accettazione

Secondo passo – Consapevolezza

Terzo passo – Perdono

Ogni viaggio ha una destinazione.

Il mio non era diventare una persona diversa.

Era tornare, finalmente, a casa.



Sto imparando.

E forse anche a volare.

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