Non è un blog sul dimagrimento

Perché cambiare non ha una sola forma, e alcune delle trasformazioni più importanti non si vedono allo specchio.

Forse, guardando questo blog da fuori, potrebbe sembrare che tutto sia cominciato da lì: da un peso che doveva diminuire, da un corpo che doveva cambiare, da una fotografia del prima e una del dopo. E in effetti il mio cambiamento è passato anche da questo. Sarebbe strano raccontare una storia diversa. Ma se questo spazio fosse soltanto un posto dove parlare di chili persi, probabilmente avrei già finito le cose da dire. Invece ho scoperto che il peso era soltanto una parte della storia. Forse nemmeno la più interessante.

Perché quando qualcosa cambia davvero, raramente si ferma alla superficie. Cambia il modo in cui entriamo in una stanza, quello che accettiamo dagli altri, le cose che abbiamo il coraggio di desiderare. Cambiano le domande che ci facciamo, certe risposte che non ci bastano più e persino quelle abitudini che pensavamo facessero parte del nostro carattere e che, forse, erano soltanto un modo per stare dentro una vita che non ci somigliava più.

Cambiare può voler dire perdere peso, certo. Ma può anche voler dire prendere un aereo quando per tutta la vita abbiamo pensato che viaggiare fosse una cosa da fare insieme a qualcuno, lasciare andare una persona, imparare a dire di no senza sentirci immediatamente colpevoli, ricominciare qualcosa che avevamo abbandonato, smettere di chiedere permesso per essere felici. A volte può essere una decisione enorme. Altre volte è una cosa talmente piccola che nessuno se ne accorge. Una mattina ci troviamo davanti a una situazione che prima ci avrebbe fatto paura e ci accorgiamo che, stranamente, non ne abbiamo più così tanta.

È questo che continuo a raccontare qui. Il cambiamento in tutte le sue forme, anche quelle che non finiscono bene nelle fotografie. Quello che scegliamo e quello che ci arriva addosso senza averlo previsto. Quello che ci fa sentire fortissimi e quello che ci trova completamente impreparati. Quello che si vede e quello che succede in silenzio, mentre fuori sembra non essere cambiato niente.

E voglio raccontare anche le contraddizioni, perché sono probabilmente la parte che conosco meglio. Posso essere felicissima di una cosa e avere paura della stessa cosa nello stesso momento. Posso desiderare una nuova vita e sentire nostalgia di quella vecchia. Posso sentirmi fortissima la mattina e avere bisogno di essere rassicurata la sera. Posso dire «questa volta non mi importa di quello che pensano gli altri» e cinque minuti dopo chiedermi esattamente cosa pensano gli altri. Insomma, sono ancora io. Con qualche consapevolezza in più, ma sempre io.

Ci sono le mie storie, naturalmente. Ma ci sono anche quelle delle persone che ho incontrato e che ho scelto di raccontare. Perché una delle cose più belle che mi è successa scrivendo questo blog è stata scoprire quante vite diverse riescano a incontrarsi proprio nei punti in cui pensavamo di essere più soli. Una storia può sembrare lontanissima dalla nostra e poi, quasi senza chiedere permesso, lasciarci dentro una frase che riconosciamo come nostra.

Per questo non mi interessa raccontare soltanto dove sono arrivata. Mi interessa molto di più quello che succede mentre ci arriviamo: le esitazioni, le scelte sbagliate, le persone che ci aiutano, quelle che ci feriscono, le volte in cui ci fermiamo e quelle in cui partiamo senza avere la minima idea di dove stiamo andando.
E continuerò a parlare di tutto questo. Del corpo, ma anche di quello che il corpo non riesce a raccontare. Della chirurgia e di quello che viene dopo. Dei viaggi, degli incontri, delle relazioni, delle paure, delle piccole conquiste e delle giornate storte. Delle cose che cambiano dentro di noi mentre fuori, magari, nessuno se ne accorge. Perché ho imparato che non esiste un solo modo di cambiare e soprattutto non esiste un momento preciso in cui possiamo dire: ecco, adesso ho finito.

Io non ho finito. Ed è la cosa che mi piace di più.

Continuo a cambiare, a volte con entusiasmo e altre volte brontolando parecchio. Continuo a farmi domande, a cambiare idea, a scoprire parti di me che non conoscevo e a salutare, ogni tanto, quelle che non mi servono più. Continuo a incontrare persone e storie che mi ricordano che nessuno attraversa la propria vita in linea retta.

Ed è per questo che continuerò a scrivere. Non per raccontare agli altri come si cambia, ma per raccontare cosa significa, davvero, attraversare il cambiamento mentre ci sei dentro. Con le ali già aperte qualche volta, con i piedi ben piantati a terra altre volte e, ogni tanto, con la sensazione molto concreta di non sapere affatto che cosa si stia facendo.

Ma sempre in cammino. Perché forse non abbiamo bisogno di diventare qualcun altro. Abbiamo bisogno, semplicemente, di continuare a scoprire quante persone possiamo ancora essere senza smettere di essere noi.

 

Sto imparando.

E forse anche a volare.

 

Forse è anche per questo che continuo a scrivere. Perché quando ho cominciato a raccontare la mia storia non immaginavo quante altre storie sarebbero entrate, poco alla volta, dentro queste pagine. Ne avevo già parlato in Fare rumore, anche piano, quando ho capito che raccontarsi non significa necessariamente mettersi al centro, ma lasciare una traccia. E quella traccia, qualche volta, può diventare il punto in cui qualcun altro si riconosce.

 



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