Non sono una sportiva

Una domanda semplice, una risposta istintiva e la scoperta che, a volte, continuiamo a raccontarci con le parole della persona che eravamo, invece di quelle della persona che siamo diventati. 

 

Una donna con borsa da allenamento osserva con espressione ironica due piccoli pesi appoggiati sul divano, simbolo di un nuovo rapporto con il movimento e con il proprio corpo.


 

Qualche tempo fa Fabiana mi ha fatto una domanda che sembrava semplicissima. “Mapi, qual è lo sport che avresti voluto fare?” Ho impiegato pochi secondi a rispondere. “Nessuno. Non sono una sportiva. Mi alleno solo per stare meglio.”

Lì per lì mi è sembrata una risposta normale. Talmente normale che non ci ho pensato più. Poi, qualche giorno dopo, quelle parole sono tornate a bussare alla porta dei miei pensieri. Non sono una sportiva. È curioso come alcune definizioni riescano a rimanerci addosso anche quando la vita, nel frattempo, ci ha portati molto lontano.

Per anni mi sono raccontata così. Quella che non ha mai amato la corsa, che evitava qualsiasi attività fisica, che trovava una buona scusa per rimandare tutto al giorno dopo. E forse è anche vero. Se qualcuno mi proponesse una maratona, probabilmente inizierei a cercare la fermata dell'autobus più vicina. Se mi invitassero a una gara di triathlon, credo che il mio contributo migliore sarebbe applaudire gli altri con grande entusiasmo.

Eppure succede una cosa strana. Mi alleno. Con costanza. Ci sono giorni in cui ne ho voglia e giorni in cui vorrei inventare una scusa credibile per restare sul divano. Ci sono allenamenti che mi fanno sentire forte e altri durante i quali conto i minuti che mancano alla fine. Continuo perfino a lamentarmi. Credo che chi mi conosce sappia che il mio rapporto con la fatica passa spesso attraverso una buona dose di autoironia.

E allora perché continuo a dire di non essere una sportiva? Forse perché, dentro di me, quella parola è sempre stata legata alla prestazione. Agli atleti. Alle medaglie. A chi vive lo sport come una passione capace di riempire ogni giornata.

Io, invece, mi alleno per un motivo molto più semplice. Per prendermi cura di me. E mentre ci pensavo mi sono resa conto che, forse, per tutta la vita ho dato troppo valore alle etichette e troppo poco ai gesti.

Perché, in fondo, cosa definisce davvero una persona? Quello che dice di essere o quello che sceglie di fare, giorno dopo giorno? Forse non importa se continuerò a definirmi una sportiva oppure no.

Importa che oggi il movimento non è più una punizione. Non è il prezzo da pagare per occupare meno spazio nel mondo.

È diventato un modo per ringraziare questo corpo. Lo stesso corpo con cui per anni sono stata severa, impaziente, a volte persino ingiusta.

Ogni allenamento è una conversazione silenziosa tra noi due. Qualche volta discutiamo ancora. Lui protesta. Io sbuffo. Ci prendiamo bonariamente in giro. Poi, quasi sempre, troviamo un accordo e continuiamo a camminare insieme.

Forse Fabiana non immaginava che una domanda così semplice avrebbe aperto una riflessione così grande.

Perché ci sono domande che arrivano senza alcuna intenzione di cambiarci. Eppure, qualche giorno dopo, tornano a sedersi accanto a noi e ci fanno capire che continuiamo a raccontarci con le parole della persona che siamo stati, invece di usare quelle della persona che stiamo diventando.

Forse, se oggi dovessi risponderle di nuovo, direi ancora la stessa frase. “Non sono una sportiva.” Ma subito dopo sorriderei. Perché ho capito che non mi alleno per diventarlo. Mi alleno perché, dopo tanti anni passati a chiedere al mio corpo di cambiare per me, oggi sono io che provo, ogni giorno, a cambiare per lui.


Sto imparando.

E forse anche a volare


Ogni storia apre la porta a un'altra. Se ti va, continua a camminare tra le pagine di E alla fine, ho imparato a volare.

Forse troverai qualcosa di tuo anche in La fatica di essere forti, un'altra pagina nata dal desiderio di guardarsi con un po' più di gentilezza.


Commenti

Post popolari in questo blog

Il peso del mare, il dono del vento

La sarta del cuore e la Signora Sleeve – Accettare il proprio corpo dopo la chirurgia bariatrica – Inizio lavori 21 Marzo 2024

Il Multiverso del manico di scopa