La Piccola Mano nella Mia
Non chiamatelo cambiamento. La parola "cambiare"
suggerisce che qualcosa in me fosse sbagliato, da aggiustare o da
sostituire. La verità è molto più silenziosa e, forse, infinitamente più
dolce: ho smesso di correre e mi sono voltata indietro. Ho visto quella bambina che per troppo tempo era rimasta ferma nell'ombra, con le dita intrecciate e il cuore in attesa.
Troppo
spesso è rimasta invisibile, confusa tra gli sguardi distratti di chi
era troppo occupato a rincorrere la propria idea di perfezione. È stata
guardata da "imperfetti" che, nella fretta di giudicare, non hanno
saputo scorgere il tesoro che custodiva.
Così,
con la pazienza che solo l'anima conosce, l'ho raggiunta. L'ho presa
per mano. Non le ho chiesto di crescere; le ho chiesto di insegnarmi di nuovo a guardare il mondo con stupore. Prenderla per mano ha significato smettere di chiederle scusa per non essere stata "abbastanza". Ha significato dirle: "Ti vedo io, e questo basta"
Oggi
camminiamo insieme. E camminando, ho capito una cosa fondamentale: ogni
persona che incrociamo lungo la strada sta combattendo una guerra di
cui non conosciamo né il nome né le ferite. C’è chi lotta contro i
propri silenzi e chi contro i propri rumori. Per questo il giudizio è un
abito che non mi appartiene più: non sta a me misurare il peso delle
battaglie altrui con il metro della mia ignoranza.
Ci
hanno insegnato che la bellezza è un canone estetico, una simmetria di
tratti, una superficie levigata. Che errore grossolano. La bellezza non è una facciata, ma un contenuto;
non è qualcosa che si "è", ma qualcosa che si "emana". Essa risiede
esclusivamente negli occhi di chi sa ancora guardare oltre il riflesso.
Il
mio augurio, per me e per voi, è questo: non accontentatevi di essere
graziosi contenitori, curati fuori e vuoti dentro come scatole regalo
dimenticate sotto la pioggia. Siate "belle persone".
Siate di quelli che lasciano un profumo di gentilezza nelle stanze che
attraversano, di quelli che sanno accogliere la fragilità altrui perché
hanno finalmente fatto pace con la propria.
Restiamo umani. Restiamo imperfetti. Ma restiamo con la mano stretta a quella parte di noi che non ha mai smesso di brillare.
Uno spunto per te:
Qual è stata l'ultima volta che ti sei fermata ad ascoltare quella "bambina interiore"? A volte basta un attimo di silenzio per sentire cosa ha da dirci.
Se
senti che il tuo percorso ha bisogno di una voce amica con cui
confrontarsi, o se vuoi raccontarmi come stai imparando a guardare oltre
i "graziosi contenitori", lasciami un commento qui sotto o scrivimi in privato qui: hoimparatoavolare.ilblog@gmail.com

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