Dicembre 2024 - Un Gancio in Mezzo al Cielo (Appunti di una Funambola alle Prime Armi)


Il 31 dicembre arriva sempre con la puntualità spietata di un esattore delle tasse, ma con il profumo d’incenso di un appuntamento col destino. È un respiro trattenuto che finalmente si scioglie nell’aria fredda della sera, quel momento sospeso in cui il mondo sembra fare "muto" per un istante. Ci fermiamo a guardare indietro, ascoltando il fruscio sottile di un ciclo che si compie, come l’ultima pagina di un romanzo che non volevamo finire, mentre il battito di un inizio preme già per nascere. Riponiamo l’anno trascorso nella libreria dell’anima: certi volumi sono rilegati in oro, altri sono sgualciti, macchiati di vino e lacrime, o magari hanno quelle orecchie sulle pagine che indicano i punti dove ci siamo persi. E sulla scrivania del cuore? Lì posiamo un diario intonso, bianco come la neve fresca, che ci guarda con aria di sfida, pronto a farsi spettinare dal nostro inchiostro. 
Per me, quest’anno non è stata una semplice addizione di giorni, ma un’alchimia quasi pericolosa. I mesi si sono fusi in un movimento rivoluzionario, un terremoto silenzioso che ha scosso le fondamenta del mio essere, facendomi capire che certi muri che credevo portanti erano in realtà solo cartongesso emotivo. Ho dovuto imparare l’arte difficilissima della scelta: quella che ti costringe ad alzare lo sguardo e tornare a respirare con la meraviglia un po’ stordita di chi vede la luce dopo una lunga galleria. Ho fatto pulizia. Ho lasciato andare ciò che non nutriva più la mia essenza, scoprendo che fare spazio fa paura, ma è l'unico modo per non soffocare tra i vecchi "dovrei" e i "ma se poi...". 
C’è chi legge questo mio cambiamento come nervosismo. Chi scambia la mia nuova disciplina per fragilità, come se fossi diventata di vetro soffiato. Ma la verità è molto più simpatica: sto solo imparando a tracciare i confini del mio giardino segreto. Non è suscettibilità, è custodia. È il rifiuto fermo di lasciare che chiunque entri con le scarpe sporche a calpestare la sacralità della mia anima. Se prima ero un "open bar" di disponibilità, ora sono un club esclusivo con una selezione all'ingresso molto severa (e io sono il buttafuori di me stessa). 
In questo viaggio fatto di sorrisi rubati al traffico, lacrime fertili che hanno fatto fiorire zone desertiche e verità riflesse nello specchio (anche quelle che avrei preferito ignorare, tipo che ho sempre ragione io... o quasi), ho scoperto che non si cammina mai davvero soli. Ho accanto anime preziose, capaci di guardare oltre la filigrana delle apparenze. Persone che sanno leggere la paura che trema in un mio sorriso troppo tirato e la gioia che brilla in una lacrima che scende per errore. Sono i miei "compagni di cordata", quelli che non mi chiedono "dove vai?", ma mi dicono "andiamo". 
E poi, proprio quando il sentiero sembrava farsi così ripido da richiedere l'uso dei gomiti, eccolo: un gancio in mezzo al cielo. Un punto d’appoggio invisibile e saldo che ha cambiato la mia traiettoria, salvandomi da un testacoda emotivo certo. Da quel primo gancio ne sono fioriti altri, come costellazioni che disegnano una via di fuga verso l'alto. Mi sollevano ogni volta un po’ più su, oltre il recinto dei miei "non sono capace", "non merito", "non posso". Ogni volta che il vuoto sembra chiamarmi col mio nome di battesimo, una nuova presa appare, tesa verso di me come una promessa mantenuta dal destino. 
Immagino così il mio domani: una danza stramba tra vette e abissi, una sequenza di attimi in cui la vita smette di essere un elenco di doveri e diventa una serie di ganci inattesi. Quei colpi di scena che ti stravolgono il piano perfetto per rivelarti una bellezza che non avresti mai osato progettare. 
Vi auguro che il nuovo anno vi insegni a guardare in alto, anche quando avete paura delle vertigini. Vi auguro di riconoscere il vostro gancio personale — che sia un amore, un'idea, un tramonto o un silenzio — e di stringerlo forte. Che quel gancio, sospeso nel blu più profondo, sappia volgere la vostra vita verso la sua direzione più autentica, facendovi scoprire che, in fondo, volare è solo cadere verso l'alto.


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