Il Manico di Scopa che Sollevava l’Alba
In un vecchio magazzino vicino al mare viveva un manico di scopa di nome Lino. Era liscio, un po’ graffiato dal tempo, e molto più curioso di quanto fosse permesso a un manico di scopa.
Ogni giorno osservava il sole nascere dalle finestre alte e sognava: «Vorrei diventare più forte, così da poterlo sollevare anch’io, almeno un pochino.» Naturalmente nessuno gli credeva:né la scatola dei chiodi che rideva tintinnando, né il secchio che borbottava: «Sei solo un bastone! A cosa ti serve la forza?». Ma Lino sapeva una cosa che gli altri non sapevano: la forza cresce dove ci sono sogni e pazienza. Così cominciò ad allenarsi. Non aveva veri pesi, ma non se ne lamentò. Raccolse ciò che il magazzino gli offriva: due vecchi tappi di vernice per i lati, una corda sfilacciata per tenerli insieme, e persino qualche vite arrugginita, infilata come amuleto.Ne fece un piccolo bilanciere tremolante, fragile, storto, ma completamente suo. E quando la notte copriva il mondo con la sua coperta blu, Lino iniziava. Sollevava il suo bilanciere imperfetto lentamente, come se ogni movimento fosse un respiro, come se ogni respiro potesse trasformarlo.
Le stelle lo osservavano divertite, il vento entrava a curiosare dal buco della serratura, e persino il secchio, anche se non voleva ammetterlo, a volte faceva finta di dormire per non perdersi lo spettacolo.
Col passare delle notti, Lino non diventò enorme, né indistruttibile. Ma diventò capace: capace di reggere pesi più grandi, capace di resistere alle correnti di vento, capace di sollevare le sue paure un po’ alla volta.
Un’alba, mentre terminava l’ultimo sollevamento, qualcosa cambiò. La finestra si riempì di luce rosa e dorata, e il sole, ancora basso sull’orizzonte, gli mandò un raggio dritto dritto sul cuore di legno. «Bravo, piccolo Lino,» sembrò dire quella luce «Non hai sollevato me, ma hai sollevato ciò che ti pesava dentro. E questo vale molto di più.»
Da quel giorno, nessuno nel magazzino rise più dei suoi sogni. Il secchio borbottava meno, i chiodi tintinnavano come un applauso, e il vento, ogni notte, bussava leggero per accompagnarlo negli allenamenti.
E Lino? Continuò a sollevare il suo bilanciere fatto di niente e di meraviglia, sapendo che nelle piccole cose, nelle mani vuote che non si arrendono, c’è la strada più luminosa per diventare ciò che si vuole essere.
Dedica
A voi, Paco e Vega,
che come Lino custodite sogni grandi dentro cuori piccoli, scoprirete che la forza non nasce dai muscoli, ma dalla pazienza, dalla curiosità e dal coraggio di provare.
Custodite quella forza gentile, quella che non fa rumore, che cresce piano, come il cuore di Lino quando sollevava il suo bilanciere storto.
Non abbiate fretta: la pazienza è un vento che vi accompagna, la meraviglia è nascosta nelle cose fragili,e il sole, un giorno, vi parlerà anche lui con un raggio segreto, tutto vostro.
Ci sono sogni che non fanno rumore, che si nascondono tra le pieghe della notte e crescono piano, come semi invisibili. Custoditeli con dolcezza, perché la loro forza è silenziosa, ma capace di sollevare il cuore proprio come Lino sollevava il suo piccolo bilanciere.
Ogni raggio d’alba che incontrerete sarà un compagno di viaggio, ogni stella che vi guarda dall’alto sarà un segreto condiviso solo con voi.
E quando vi sembrerà di non farcela, ricordate: la vera forza è nascosta nelle mani che non si arrendono e nei sogni che restano accesi, anche quando tutto tace.
Con infinito affetto, un ramoscello con la timida ambizione di diventare un albero.
Mariassunta

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