Ho deciso io quando nascere (e non è stato nel 1971)

 

Sono venuta al mondo il 30 giugno 1971, alle 1:35 del mattino. Per la gioia di mamma e papà ero una splendida creatura di 3,850 kg: un peso specifico importante, come a dire che avrei occupato il mio spazio nel mondo con decisione.

I miei genitori, nel fervore di un’improvvisa epifania modernista, decisero di risparmiarmi l’"antichità" del nome di nonna paterna. «Chiamarti solo Assunta? Ma no, è antiquato!» si ripetono ancora oggi. E così, convinti di farmi un favore, mi hanno condannata a vita al girone infernale delle spiegazioni anagrafiche. Da 54 anni celebro il rito dello spelling: Mariassunta. Tutto attaccato. Con una sola "a". Spero siano soddisfatti dello stress che hanno seminato; ogni volta che qualcuno sbaglia a scriverlo, un dinosauro — di quelli che pascolavano liberi quando sono nata — versa una lacrima nel paradiso dei rettili.

I racconti della mia nascita li ho ereditati da ogni parente stretto, ognuno pronto ad aggiungere un dettaglio qua e là, fino a creare una leggenda di cui non distinguo più il vero. Io, dal canto mio, ero troppo concentrata sui miei compiti istituzionali: mangiare, rigurgitare, profumare i miei pannolini di stoffa e mangiare di nuovo.

In fondo, quando nasciamo, non decidiamo nulla. Siamo il progetto di qualcun altro che ha deciso che da due era necessario diventare tre. Sotto questo punto di vista, il compleanno dovrebbero festeggiarlo mamma e papà; noi siamo solo i figuranti di una festa altrui, lanciati nel mondo con un nome complicato e un destino da inventare.

Poi si cresce. E l’entusiasmo per le candeline sbiadisce. Un po’ perché i regali non sono mai quelli che vorresti, un po’ perché le torte hanno il brutto vizio di traslocare permanentemente sul girovita. Ma soprattutto perché, con il passare degli anni, il numero delle candele sulla torta sembra farsi più rado. Nonostante l'anagrafe corra, le fiamme che illuminano la mia tavola diminuiscono: sono le persone che amo, quelle che si sono consumate troppo in fretta e si sono dissolte come fumo nel vento, lasciando al loro posto un’ombra di nostalgia.

La vita ti sbatte in faccia porte così pesanti che muori un po' ogni volta. Ti ritrovi a raccogliere i pezzi, a tornare a nascere per inerzia, perché "bisogna andare avanti". Tuttavia, esiste un momento preciso. Un fermo immagine nel film dell’infinito. È l'istante in cui ti spezzi così tanto da capire che tutto ciò che è stato non può più essere. Lì decidi di rinascere davvero. Non perché qualcuno lo ha imposto, ma perché lo scegli tu. E questa volta nessuno potrà raccontarlo al posto tuo, perché solo tu conosci il rumore dell'anima quando si lacera.

La mia si è lesionata spesso, ripiegata su se stessa ogni volta che chi ero davvero veniva nascosto da ciò che apparivo. Nessuno si fermava a chiedere: «Ehi, tu laggiù in fondo, stai bene?». A 53 anni la mia anima non ha più retto. Sono andata in pezzi. E allora, usando la maglietta come una rete per raccogliere i frammenti, ho deciso che era ora di ricominciare.

Sono rinata il 22 marzo 2024, alle ore 16:00.

La mia nuova sala parto è stata una sala operatoria, tra flebo e monitor che segnavano il ritmo del mio cuore — lo stesso cuore che custodisce ogni istante vissuto. Il mio nome non è cambiato: continuo a spiegare che si scrive tutto attaccato (ricordate eh?!) e che il mio cognome è come quello di Totti, il calciatore, ma con una "t" in meno!

Ho ripreso i miei compiti istituzionali: un boccone, aspettare due minuti, un altro boccone. Trenta minuti di pazienza prima di bere. Niente più pannolini di stoffa, perché ho imparato a fare diversamente. I dinosauri sono andati a pascolare sui prati celesti. Ho sottratto chili al girovita e aggiunto sorrisi che pensavo di aver smarrito. Mi alleno ogni giorno, nel silenzio della mia casa, sollevando i miei quattro chili di forza e festeggiando con dolci fit.

Mi chiamo Mariassunta e sono rinata tante volte, ma solo da due anni la mia anima è diventata un’opera d’arte curata con la tecnica del Kintsugi. Sono imperfetta, sì, con cicatrici che mi ricoprono interamente, ma è proprio da quelle crepe, lasciate da chi non c'è più e da chi sono diventata, che ora traspare una bellissima luce.

E tu? Hai deciso quando sarà il tuo compleanno?


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