Diario di Bordo: Ottobre 2024
C’è uno strano Stato estero, non segnato sulle mappe turistiche tradizionali, dove la moneta locale si misura in grammi e il passaporto te lo rilasciano solo se giuri fedeltà eterna alle zucchine bollite. Si chiama Dieta.
Ci sono arrivata sette mesi fa, trascinando un bagaglio che non avrei saputo dichiarare alla dogana: trenta chili di "me stessa di troppo". Ero una cittadina appesantita, una di quelle che guardava le scale con lo stesso timore con cui un alpinista guarda l'Everest in infradito. Oggi, secondo i rigidi parametri della Rilevazione Doxa della Felicità di questo Ottobre 2024, posso ufficialmente dichiarare che la mia residenza è diventata un attico vista cielo.
Se mi chiedeste come va, vi risponderei con i numeri, perché a Dieta la poesia si scrive sulla bilancia: meno trenta chili. Trenta chili di zavorra, di difese, di scuse mangiate a morsi per non affrontare il mondo. Ho dimezzato le porzioni nel piatto, è vero, ma ho scoperto una strana forma di magia: se dividi lo spazio che occupi, moltiplichi la luce che emani. Le soddisfazioni si sono triplicate, come se ogni caloria risparmiata si fosse trasformata in un grammo di autostima pura.
Pensavo che Dieta fosse un’isola deserta, un esilio punitivo a base di gallette di polistirolo. Invece ho trovato una tribù. Ho conosciuto persone meravigliose che, come me, combattevano la stessa battaglia contro il richiamo della foresta (o del frigorifero). Abbiamo condiviso il percorso, le fatiche e quei sorrisi nuovi che nascono quando, per la prima volta, riesci a chiudere un bottone che sembrava ormai un reperto archeologico.
Cosa dire agli Amministratori di questo luogo? Grazie. Perché mi hanno indicato una strada dove l’impossibile, quel mostro che mi sussurrava "non ce la farai mai", si è arreso davanti alla mia costanza.
A chi è ancora lì, fermo al bivio della salute, col cuore che batte troppo forte per la fatica e troppo piano per la speranza, dico solo una cosa: venite a Dieta. Non è una punizione, è un atto di insurrezione amorosa contro la propria rassegnazione.
Ho passato anni a credere di essere fatta di piombo. Poi ho iniziato a togliere ciò che non mi serviva. E alla fine, quasi senza accorgermene...ho imparato a volare.
E tu, a che punto sei del tuo volo?
Tutti abbiamo un "bagaglio di troppo" da cui vorremmo liberarci, che siano chili, paure o vecchie abitudini che ci tengono incollati a terra. A volte il primo passo verso la leggerezza è proprio ammettere che abbiamo voglia di cambiare aria.
Raccontami la tua esperienza nei commenti:
Qual è stata la "zavorra" più difficile da lasciare andare?
Oppure, se sei ancora al bivio, cosa ti frena dal varcare il confine verso la tua nuova versione?
Condividere rende il viaggio meno faticoso e la meta molto più vicina. Ti aspetto qui sotto per volare insieme! 👇

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