70 chili fa, sono rinata - La storia di Stefania

A volte rinascere significa semplicemente tornare a sentirsi vivi

Ci sono storie che non hanno bisogno di essere aggiustate, ordinate o rese più belle. Hanno bisogno soltanto di essere ascoltate.

Quando Stefania mi ha scritto e mi ha mandato la sua storia, ho pensato che non avrei dovuto aggiungere troppe parole alle sue. Perché dentro quello che ha raccontato ci sono la paura, il dubbio, la fatica, la trasformazione e quella cosa meravigliosa che spesso arriva quando pensiamo di aver perso la strada: la possibilità di ricominciare.

E poi, leggendo la sua data, ho sorriso.

Stefania racconta di essere rinata il 15 marzo 2024. Io sono stata operata il 22 marzo dello stesso anno.

Sette giorni.

Le nostre vite, senza saperlo, si sono sfiorate proprio lì, nello stesso percorso, in due momenti quasi attaccati, mentre entrambe stavamo per lasciare una parte di noi e andare incontro a qualcosa che ancora non potevamo conoscere.

Non ci conoscevamo allora. Non sapevamo l’una dell’altra. Eppure oggi le nostre storie si incontrano qui, in queste pagine.

Forse è anche questo il bello delle strade che percorriamo: a volte ci accorgiamo solo dopo che, mentre pensavamo di camminare da sole, qualcuno stava attraversando un pezzo di strada a pochi passi da noi.

Ho deciso quindi di lasciarle spazio. Questa volta non faccio domande. Mi siedo semplicemente sul bordo di questa nuvola e ascolto.

Questa è la storia di Stefania. Una storia di rinascita, ma soprattutto una storia di consapevolezza. Perché a volte scopriamo di essere cambiati davvero non quando guardiamo quanto è cambiato il nostro corpo, ma quando ci accorgiamo che finalmente stiamo imparando ad ascoltarlo.

E allora lascio parlare lei.

 

Stefania, protagonista di una storia di rinascita raccontata sul blog E alla fine, ho imparato a volare

Mi chiamo Stefania, sono nata la prima volta ad agosto di 54 anni fa e la seconda il 15 marzo del 2024!

Ho sempre avuto un rapporto con il cibo stupendo, nel senso che tutto quello che mi passava davanti era per me mangiabile e quindi fonte di felicità e di gioia.

Anche il rapporto con il mio corpo non era niente male. Mi sono sempre accettata così com’ero, senza mai farmi problemi se agli occhi degli altri ero grassa: io stavo bene con me stessa e questo mi bastava.

Non ascoltavo consigli, anzi, mi irritavano, arrivando a pensare: “Ma perché questi si fanno i fatti miei? Che pensino alla loro salute”.

Purtroppo, però, questo mi ha portato ad arrivare a pesare 125 kg, ma io continuavo a stare bene. O almeno così credevo, o volevo credere.

Succede però che, nell’aprile del 2023, mi rompo il tendine di Achille dopo una banale caduta. Come sostengo da sempre, non tutti i mali vengono per nuocere!

E così, con la rottura del tendine, passo mesi e mesi sdraiata su un divano e la mia caviglia non ne vuole sapere di guarire.

Passano ben dieci mesi prima che riesca finalmente ad appoggiare il piede per terra, ma ho sempre male. Il mio ortopedico mi dice una frase che mi rimane in testa per un bel po’: “Stefania, se non fai qualcosa di drastico per il tuo peso, tra qualche anno ti ritrovi su una sedia a rotelle”.

Da quella frase la mia vita cambia. Inizio a notare la fatica che faccio a compiere qualsiasi cosa: anche solo allacciarmi una scarpa diventa l’azione più difficile che ci sia. Esco sempre meno con i miei figli e mio marito, devo sempre chiedere aiuto per fare qualsiasi cosa, non sono più autonoma in niente.

Nel frattempo, compaiono alcuni post su Facebook di una mia amica che ha fatto un intervento bariatrico per dimagrire. Vedo i suoi primi cambiamenti, chiedo informazioni e lei mi parla di un medico, Ismail Ayman.

Ho dubbi, tanti dubbi, ma decido di provarci lo stesso. 

Non so ancora che diventerà uno dei miei angeli custodi.

Gli scrivo, ci parliamo in videochiamata. Mi piace subito, dal primo istante.

Mi propone l’intervento e mi dice: “A Natale sarai 60 kg. Io ti do uno strumento per rinascere, ma poi spetta a te: questa è solo la tua occasione per cambiare vita”.

Non ci credo. Comincio a pensare, come più volte ho detto ad Ismail: “Ma questo è matto, ma sa quanto sono ora? Il solito ciarlatano”.

Ma, nonostante tutto, voglio provarci. Tanto non ho niente da perdere. Voglio fidarmi.

Non ho tempo di pensarci perché, come un automa, inizio a fare tutte le visite che mi prescrive e il 14 marzo 2024 entro in ospedale.

Il giorno dopo sarà il giorno della mia rinascita.

La prima volta che sono entrata in un negozio per comprarmi qualcosa di nuovo da vestire e ho preso una taglia XL invece di 4 o 5 XL, ho pianto nello spogliatoio.

Ho pianto di gioia perché ero felice.

Felice di non sentirmi meno degli altri. Felice di non vergognarmi ad andare via senza aver trovato una taglia adatta a me!

Felice per i miei figli, che non dovevano più vergognarsi — se mai lo avevano fatto — di avere una mamma grassa.

Dal giorno dell’intervento tutto è cambiato. La mia vita è diversa!

Sulla mia strada ho incontrato persone che mi hanno aiutato in questo mio percorso personale.

Perché per affrontare questo percorso devi avere le persone giuste accanto a te. È vero che con l’intervento è più “facile” dimagrire, ma è un percorso tutt’altro che semplice da affrontare.

L’équipe del Dottor Ismail è fatta di persone vere, empatiche, straordinarie. Con loro non ti senti mai sola, mai abbandonata, ma sempre sorretta e aiutata.

Dal Dottor Ismail, dalla Dottoressa Suzzi, ma più di tutti dalla Dottoressa Manuela Palazzi, splendida sempre e comunque, sempre presente, sempre pronta ad aiutarti, a toglierti ogni dubbio. Una rarità al mondo di oggi.

La strada è stata dura, tortuosa, ma anche straordinaria!

Ho imparato ad ascoltarmi, a fare quello che più mi piace e che mi fa sentire bene.

Sto vivendo la mia seconda vita: quella della consapevolezza, della conoscenza vera di me e del mio corpo, la conoscenza dei miei limiti, la capacità di ascoltare il mio corpo e di assecondarlo, per farlo vivere bene e non per danneggiarlo.

Ogni giorno assumi una consapevolezza di te stessa che non pensavi di avere.

L’autostima che prima non ti apparteneva, ora sale alle stelle.

Ora sono felice perché posso passeggiare senza stancarmi, posso uscire con la mia famiglia senza dovermi sedere su una panchina perché le mie gambe non mi reggono.

Giorno dopo giorno ho capito che non era vero che mi ero sempre accettata, ma cercavo solo di nascondere la verità, quella verità che fa male solo a noi stessi prima che agli altri.

Ora cammino per strada a testa alta. Non sento più i commenti strazianti che c’erano prima — “sei una compostiera”, “che c***o grosso che hai” — e indosso vestitini che prima mi sognavo.

Ma in questo percorso non è solo il corpo che cambia. Quello è il cambiamento più evidente, ma sei più sicura di te stessa, più felice, più gioiosa.

E oggi le frasi che mi sento dire più spesso in assoluto sono: “Ma mangi?”, “Ma ti senti bene?”, “Ma sei troppo magra”. Alcune persone che mi hanno conosciuta “prima” pensano che io stia male adesso e non quando ero grassa! E io rispondo sempre nella stessa maniera: “Sto bene, sono rinata e mi sento alla grande!”

Di questo traguardo posso ringraziare la mia famiglia, che mi è sempre stata accanto, mi ha sostenuta e sgridata quando era necessario. Perché, se è facile aumentare di peso, è facile anche pensare che qualsiasi cosa mangi ti faccia ingrassare e smetti di mangiare.

Una volta imparato che cosa è l’equilibrio, tutto il resto viene da sé.

Io sono Stefania. Sono rinata il 15 marzo del 2024, 70 kg fa!

E adesso una piccola riflessione

Ho letto questa storia più volte e ogni volta mi sono fermata su una cosa diversa.

Forse perché quando raccontiamo una rinascita siamo tentati di guardare soprattutto il risultato: i chili persi, i vestiti che finalmente entrano, le passeggiate che tornano possibili. Ma sotto tutto questo c’è qualcosa di molto più grande: c’è una persona che ha imparato a conoscersi.

Stefania oggi dice di essere rinata 70 chili fa. Io credo che, in realtà, sia rinata ogni volta che ha fatto un passo che prima pensava impossibile.

E forse Stefania e io siamo arrivate alla stessa porta a sette giorni di distanza, ognuna con la propria storia e le proprie paure. Lei il 15 marzo, io il 22. Allora non sapevamo nemmeno che le nostre strade si sarebbero incontrate. Oggi, invece, ci ritroviamo qui, a condividere un piccolo pezzo di quella strada.

Ed è proprio per questo che ho voluto questa storia nel mio blog. Non per dire che questa sia la strada giusta per tutti, né per trasformare una storia personale in una verità da seguire. Ma per ricordare che dietro ogni percorso ci sono persone vere, con le loro paure, le loro fatiche e la loro voglia di tornare a vivere.

Il mio blog non vuole insegnare a nessuno come si fa. Racconta i miei passi e, oggi, anche quelli di Stefania. Perché ogni storia è diversa e nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a seguire quella di qualcun altro. Possiamo soltanto raccontarci, riconoscerci, magari tenerci compagnia per un tratto.

Grazie Stefania per avermi affidato la tua storia e per aver scelto di condividerla.

Perché una rinascita, qualche volta, comincia proprio così: quando qualcuno trova il coraggio di raccontare che ce l’ha fatta.

E forse è proprio questo il senso di “E alla fine, ho imparato a volare”: non avere tutte le risposte, ma continuare a raccontare il viaggio, una storia alla volta.

Hai una storia che vuoi raccontare?

Se anche tu hai attraversato un percorso di cambiamento e senti di voler condividere la tua esperienza, puoi scrivermi.

Questo spazio è nato anche per questo: per dare voce alle storie vere, senza ricette e senza verità assolute. Solo persone, passi, cadute e rinascite.

 

Un'altra storia, un altro volo: Carine. Leggila qui 

 

Sto imparando.

E forse anche a volare. 

 


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