In volo con Carine: "Ho smesso di allacciarmi le scarpe e ho iniziato a scegliere me"

 

 


Oggi, seduta sul bordo della mia nuvola, ospito un’amica speciale. Si chiama Carine, ha 47 anni ed è una di quelle donne che per una vita intera ha fatto da "collante" per tutto e tutti. Mamma, moglie, roccia instancabile. Ma, tra un impegno e l’altro, Carine si era persa. Oggi ci racconta come ha ritrovato la rotta.

Carine, partiamo da te. Chi eri prima di questo viaggio?

Ero la donna dei ruoli. Mi definivo attraverso gli altri: quella che tiene tutto insieme, quella forte, quella che non si ferma mai. Ma a un certo punto ho capito che, a forza di essere tutto per gli altri, stavo dimenticando la persona più importante: me stessa. Oggi sono in rinascita. Non è un percorso perfetto, non è una linea retta, ma è profondamente mio.

Com’era la tua quotidianità prima di decidere che "bastava così"?

Da fuori sembrava tutto normale, persino pieno. Ma dentro ero spenta. Vivevo con una stanchezza che non passava dormendo; mi entrava nelle ossa e nella testa. Mi svegliavo già svuotata. La cosa che mi faceva più male era il rapporto con i miei figli: li amavo da morire, ma non riuscivo a esserci. Non avevo la forza di correre o giocare con loro. Mi sentivo in colpa, inadeguata. Anche con mio marito l'intimità era diventata un ricordo lontano. Mi sentivo... invisibile a me stessa.

C’è stato un "momento zero", quello in cui hai detto: "Adesso cambio"?

Sì, un momento quasi banale, ma devastante. Ero piegata per allacciarmi le scarpe. Un gesto che facciamo mille volte senza pensare. Io non ci riuscivo. Facevo fatica a respirare, mi sentivo prigioniera del mio stesso corpo. Ho dovuto chiedere a mio marito di allacciarmele. Lì, in quel silenzio, è scattato qualcosa. Non è stato un urlo, ma una consapevolezza lucida: "Non può essere questa la mia vita". Ho capito che dovevo agire subito.

Come sei arrivata alla scelta della chirurgia bariatrica?

Non è stata una scorciatoia, come pensa qualcuno. È stata una scelta coraggiosa dopo anni di cadute. Ho provato diete, promesse, colpi di forza di volontà... ma finivo sempre col sentirmi un fallimento. A un certo punto ho smesso di vedermi come "quella che non ce la fa" e ho iniziato a vedermi come una persona che aveva bisogno di aiuto. È stato il momento in cui ho deciso di darmi una possibilità reale.

Cosa ti passava per la testa prima dell'intervento?

Avevo una paura folle. Non solo dell'operazione, ma di fallire ancora. Mi chiedevo: "E se poi non cambia nulla?". Però c’era una vocina dentro che sussurrava: "E se invece fosse l'inizio della tua vera vita?". Non ho scelto perché ero sicura, ho scelto perché non potevo più restare ferma.

E il giorno dell'intervento? Com'è stato il risveglio?

È stato un momento di estrema vulnerabilità. Ero sola in ospedale, nessuno mi aveva accompagnata, nessuno ad aspettarmi al risveglio... tranne il mio chirurgo, che è stato il mio angelo. Eppure, nonostante la solitudine fisica, sentivo una pace strana. Sapevo che, per la prima volta, lo stavo facendo solo per me. Non per compiacere qualcuno, ma per salvarmi.

Cosa è successo dopo, a livello emotivo?

Ho capito che l'intervento era solo l'inizio. Il cambiamento vero non è avvenuto sulla bilancia, ma nella testa. Ho dovuto rimettere in discussione il mio rapporto con il cibo e con la mia identità. Ci sono stati momenti di fragilità estrema, ma anche di consapevolezza pura. Ho iniziato a vedermi davvero.

In questo percorso, che ruolo hanno avuto i medici?

Sono stati punti di riferimento essenziali. Sentirsi ascolti fa la differenza. Però ho imparato che i medici ti danno la bussola, ma i passi devi farli tu. La responsabilità del cambiamento, la costanza quotidiana... quella è farina del tuo sacco.

Oggi, con il senno di poi, a quali consapevolezze sei arrivata?

Che il problema non era solo il peso. Era come mi trattavo, il fatto che mi mettessi sempre all'ultimo posto. Ho imparato che dimagrire non significa automaticamente amarsi. Il lavoro vero è imparare a scegliersi ogni giorno, a rispettarsi e a non accontentarsi più delle briciole.

In cosa ti senti diversa oggi?

Nel corpo sono un’altra, certo, ma è nel cuore che è avvenuta la magia. Oggi metto dei confini. Scelgo cosa è giusto per me, anche se è scomodo per gli altri. Mi sento finalmente VIVA e LIBERA. È una sensazione che non ha prezzo.

Carine, cosa diresti a chi ci legge e si sente "in bilico"?

Direi: fermati e ascoltati. Tu lo sai già cosa ti fa male e cosa meriteresti. Scegliere se stessi fa paura, ti porta fuori dalla zona di comfort, ma continuare a non scegliersi fa molto più male. Non aspettare il momento perfetto o di toccare il fondo. Inizia ora, perché meriti di stare bene adesso, non quando sarai "diversa".

Il messaggio finale di Carine:

"A te, che magari stai leggendo queste righe con il cuore pesante: non lasciare che i tuoi ruoli cancellino la tua anima. Ho imparato che per poter amare davvero gli altri, devi prima smettere di farti la guerra. Prendi in mano la tua vita, anche se tremi. Perché dall'altra parte della paura, c'è una libertà che ti aspetta e che profuma di rinascita. Impara a volare, proprio come ho fatto io."

Grazie di cuore, Carine, per esserti seduta qui accanto a me sul bordo di questa nuvola, con le gambe penzoloni, a parlare di quanto sia importante essere viste... persino da noi stesse! Buon volo anche a te amica mia.


Commenti

  1. Tesoro…. È stato un vero piacere … sai non mi ero mai trovata a pensare pienamente a quanto sia stato forte questo percorso!!! Grazie a te per avermi aiutata a smuovere qualcosa che tenevo dentro .♥️ Carine

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    1. Leggerti mi tocca corde profonde, perché in ogni tuo passo ho rivisto un po’ del mio cammino. È stato un onore immenso per me, quasi un dono del destino, poter essere lo specchio in cui hai trovato il coraggio di guardarti. Sapere che insieme siamo riuscite a smuovere quel silenzio che tenevi dentro mi riempie il cuore: è la prova che la nostra forza rinasce proprio lì, dove abbiamo avuto paura di guardare. Grazie a te, Carine, per esserti fidata di me. Ti abbraccio forte.

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